Storia

Associazione Italiana Rorschach

Breve storia del Rorschach in Italia e dell'Associazione Italiana Rorschach - A cura di Dolores Passi Tognazzo

Dopo aver superato i disastrosi effetti delle due guerre mondiali, gli studiosi di diverse discipline scientifiche iniziano a confrontarsi tra loro ed hanno luogo i primi Congressi internazionali. Sul metodo Rorschach, il primo incontro internazionale ha sede nel 1949 a Zurigo, dove viene fondata la Società Internazionale (I.R.S.) denominata oggi International Society of the Rorschach and Projective Methods (I.S.R.) e come Presidente viene eletta Margherita Loosli-Usteri, nota studiosa ginevrina del Metodo Rorschach.

A questo primo Congresso partecipano dall’Italia Ferdinando Barison e Carlo Rizzo, che a loro volta nello stesso anno danno vita alla Società Italiana Rorschach (S.I.R.), alla cui presidenza viene designato prima Barison e in seguito Rizzo, che ricopre tale carica fino al 1982, anno della sua morte. Nel 1948 egli aveva avviato una scuola di Rorschach – denominata Scuola Romana Rorschach – con il patrocinio della Clinica neuropsichiatrica dell’Università di Roma, presso la quale collaborava come libero docente e aiuto volontario.

Tra gli anni ’40 e ’50, l’attività accademica e la ricerca clinica favoriscono la diffusione sistematica del metodo in Italia

A loro volta Ferdinando Barison – direttore dal 1947 dell’Ospedale Psichiatrico di Padova e docente incaricato nelle Scuole di specializzazione in Clinica delle malattie nervose e mentali e in Psicologia – e Amedeo Dalla Volta – direttore dell’Istituto di Psicologia dell’Università di Genova – hanno formato, fra i loro allievi e collaboratori, numerosi specialisti in psicodiagnostica proiettiva. In tal modo negli anni ’40 e ’50 si diffonde in Italia la conoscenza del metodo e, conseguentemente, vengono pubblicati numerosi lavori riguardanti sia la ricerca statistica sia gli studi clinici. Nel 1958 Silvano Chiari pubblica una Bibliografia Italiana Rorschach aggiornata sino a tutto l’anno precedente, dalla quale risultano complessivamente 204 pubblicazioni nell’arco di vent’anni (1937-1957).

Alla rapida diffusione del metodo Rorschach in Italia consegue la decisione di tenere a Roma il terzo Congresso internazionale, nel 1956. I lavori sono introdotti da Margherita Loosli-Usteri (scomparsa due anni dopo) con una brillante conferenza, pubblicata in Rorschachiana V. A questo Congresso il Comitato ordinatore, presieduto da Mario Gozzano, era costituito da Carlo Rizzo e Leandro Canestrelli, vicepresidenti. Presidente onorario del Congresso era Walter Morgenthaler, l’amico e collega di Hermann Rorschach che si era prodigato per aiutarlo a pubblicare il suo Psychodiagnostik (1921). Vale la pena di annotare che Morgenthaler aveva faticato parecchio per convincere Hermann Rorschach a dare questo titolo alla sua monografia. L’autore voleva chiamarla, più modestamente, Metodo e risultati di un esperimento diagnostico di percezione. Interpretazione di forme fortuite. Alla fine questo divenne il sottotitolo del volume (Andronikof, 1999).

Nel 1963, Amedeo Dalla Volta e Graziella Zecca pubblicano in Rorschachiana VIII un lavoro che si configura come una rassegna sintetico-critica delle più importanti ricerche italiane eseguite col metodo Rorschach. Rilevano la varietà e originalità dei temi trattati e l’importanza intrinseca della maggior parte dei lavori di ricerca. Tuttavia, riconoscono qualche limite “legato soprattutto al carattere soggettivo dell’applicazione del test” e osservano la mancanza di “dati decisivi per la soluzione del problema della validazione del test” (pp. 80-81).

Inizia dunque a presentarsi il problema della validazione psicometrica, nonostante l’accertata utilità del reattivo sia in campo clinico che della ricerca e nonostante, da tempo, il Rorschach venisse considerato uno strumento con cui si possono valutare, oltre che gli aspetti relativi alla struttura di personalità, anche quelli più qualitativi riguardanti il funzionamento psicodinamico (gestione delle pulsioni, analisi dell’angoscia e dei meccanismi di difesa, conflitti intrapsichici, rappresentazioni inconsce di Sé e delle relazioni oggettuali).

In Italia si è iniziato ad avvertire la necessità di unificazione dei metodi a partire dalla fine degli anni ’70. Fino agli anni ‘70 il metodo di siglatura e di valutazione era quello ortodosso di Hermann Rorschach, con le opportune integrazioni mutuate da Bohm e Klopfer, sia pure in una prospettiva europea svizzero-francese. Dolores Passi Tognazzo fu la prima italiana a scrivere un manuale interamente dedicato al Rorschach (1964). A partire dal 1975 si diplomano nelle Università di Roma e di Padova i primi laureati in Psicologia: si tratta dapprima di centinaia e poi di migliaia di persone, abilitate alla psicodiagnostica, e col tempo si determina una certa diversificazione delle modalità con le quali viene utilizzato il reattivo.

Un po’ dovunque, nel mondo, l’eccessiva diffusione e il sorgere di nuove scuole, talvolta improvvisate, trasforma il linguaggio Rorschach in una specie di torre di Babele (Weiner, 1993) con differenti sistemi di siglatura e diversi approcci teorici (o a-teorici, come nel caso del metodo di Exner) nel modulare l’interpretazione.

Nel 1963, il dibattito scientifico ne sottolinea l'originalità dei contributi, pur evidenziando l'esigenza di una maggiore validazione metodologica del test.

Nel 1963, Amedeo Dalla Volta e Graziella Zecca pubblicano in Rorschachiana VIII un lavoro che si configura come una rassegna sintetico-critica delle più importanti ricerche italiane eseguite col metodo Rorschach. Rilevano la varietà e originalità dei temi trattati e l’importanza intrinseca della maggior parte dei lavori di ricerca. Tuttavia, riconoscono qualche limite “legato soprattutto al carattere soggettivo dell’applicazione del test come strumento di valutazione della personalità totale” e osservano la mancanza di “dati decisivi per la soluzione del problema della validazione del test” (pp. 80-81).

Inizia dunque a presentarsi il problema della validazione psicometrica, nonostante l’accertata utilità del reattivo sia in campo clinico che della ricerca e nonostante, da tempo, il Rorschach venisse considerato uno strumento con cui si possono valutare, oltre che gli aspetti relativi alla struttura di personalità, anche quelli più qualitativi riguardanti il funzionamento psicodinamico (gestione delle pulsioni, analisi dell’angoscia e dei meccanismi di difesa, conflitti intrapsichici, rappresentazioni inconsce di Sé e delle relazioni oggettuali).

In Italia si è iniziato ad avvertire la necessità di unificazione dei metodi a partire dalla fine degli anni ’70. Fino agli anni ’70 il metodo di siglatura e di valutazione era quello ortodosso di Hermann Rorschach, con le opportune integrazioni mutuate da Bohm e Klopfer, sia pure in una prospettiva europea svizzero-francese. Dolores Passi Tognazzo fu la prima italiana a scrivere un manuale interamente dedicato al Rorschach (1964). A partire dal 1975 si diplomano nelle Università di Roma e di Padova i primi laureati in Psicologia: si tratta dapprima di centinaia e poi di migliaia di persone, abilitate alla psicodiagnostica, e col tempo si determina una certa diversificazione delle modalità con le quali viene utilizzato il reattivo.

Un po’ dovunque, nel mondo, l’eccessiva diffusione e il sorgere di nuove scuole, talvolta improvvisate, trasforma il linguaggio Rorschach in una specie di torre di Babele (Weiner, 1993) con differenti sistemi di siglatura e diversi approcci teorici (o a-teorici, come nel caso del metodo di Exner) nel modulare l’interpretazione.

La fondazione dell'AIPRA unifica i principali gruppi accademici italiani e i ricercatori di scuola francese, creando una rete scientifica nazionale tra le diverse sedi universitarie.

In Italia, dopo la morte di Carlo Rizzo, per iniziativa del professor Augusto Ermentini (direttore della Clinica psichiatrica di Brescia) e della dottoressa Liana Valente Torre (ricercatrice dell’Università di Torino) si costituisce l’Associazione Italiana per il Rorschach e Altre tecniche proiettive (AIPRA). Oltre agli esperti di Brescia e di Torino, aderiscono all’AIPRA i gruppi del Veneto dell’Università di Padova e di Verona, quelli formatisi all’Università di Genova, alcuni studiosi di Roma che non si riconoscono più nella nuova Scuola Romana Rorschach, alcuni colleghi della Sicilia (per lo più allievi del professor Salvatore Settineri dell’Università di Messina), più altri studiosi italiani, allievi della Scuola di Parigi Descartes (che annovera tra i fondatori e i principali esponenti Didier Anzieu, Nina Rausch de Traubenberg, Vica Shentoub, Catherine Chabert, Françoise Brelet-Foulard). Tra i colleghi formatisi a Parigi vi sono due presidenti della nostra Associazione, Tiziana Sola e Luca Bruno.

La Presidenza dell’AIPRA non consentiva frequenti scambi tra i soci, tranne quando si riuniva in congresso la Società Italiana di Psichiatria e una sessione era dedicata alla psicodiagnostica proiettiva. Così i soci di Padova prendono l’iniziativa di indire un’assemblea, che nomina un nuovo Presidente (Dolores Passi Tognazzo) e un nuovo Consiglio Direttivo, denominando il nuovo gruppo di Soci “Associazione Italiana Rorschach”, all’interno della quale si diversificano metodi di siglatura e modelli teorici diversi, di impostazione fenomenologica, psicoanalitica e sistemico-relazionale.

I Presidenti che si sono succeduti sono:

  • Dolores Passi Tognazzo (fino al 2004, poi Presidente Emerito fino al 2022, anno della sua morte)
  • Salvatore Settineri (fino al 2014)
  • Tiziana Sola (fino al 2023, oggi Presidente Emerito)
  • Luca Bruno (in carica)

Durante il mandato dei Professori Settineri e Sola, i vice-presidenti sono stati Paolo Capri e la compianta Maria Armezzani che ci ha lasciati nel 2018.

In Italia sono tre i gruppi scientifici attualmente riconosciuti e appartenenti alla Società Internazionale (ISR): l’Associazione Italiana Rorschach (AIR), l’Istituto Italiano Rorschach e Psicodiagnostica integrata (IRPSI) e l’Istituto Rorschach Forense (RIF).

Biblografia

Andronikof A. (a cura di, 1999), “Lieber Her Kollege! Correspondence between Hermann Rorschach and Walter Morgenthaler, 1919-1921”, IRS Rorschach Archives.

Barison F. (1938), “Il test di Rorschach in neuropsichiatria infantile”. Tesi di specializzazione in: Clinica delle malattie nervose e mentali, Università di Bologna.

Barison F., Passi Tognazzo D. (1982), Il Rorschach fenomenologico, Franco Angeli, Milano.

Bohm E. (1951), “Lehrbuch der Rorschach-Psychodiagnostik, Hans Huber, Bern (tr. it. Manuale di psicodiagnostica di Rorschach, Giunti, Firenze, 1969).

Bruno L. (1922), “Il Rorschach compie un secolo”, sito web del Centro Veneto di Psicoanalisi (SPI).

Chabert C. (1983), Le Rorschach en clinique adulte. Interprétation psychoanalytique, Dunod, Paris (tr. it. Il Rorschach nella clinica adulta, Hoepli, Milano, 1988).

Chabert C. (1987), La psychopathologie à l’épreuve du Rorschach, Dunod, Paris (tr. it. Psicopatologia e Rorschach, Raffaello Cortina, Milano, 1993).

Chiari S. (1958), Bibliografia italiana sul metodo psicodiagnostico di Rorschach, OS, Firenze.

Dalla Volta A., Zecca G. (1963), “Le développement du diagnostic Rorschach en Italie”, Rorschachiana, VIII, 45, 53-87.

Exner J. (1974, 2a ed. 1986, 3a ed. 1993), The Rorschach: A compreensive system. Vol. 1: Basic processes, Wiley, New York (tr. it. della 2a ed. Il Rorschach: un sistema comprensivo. Vol. 1: Fondamenti basilari, Accademia Lombarda Rorschach, Milano, 1988)..

Klopfer B. (1937-38), “The technique of the Rorschach performance”, Rorschach Research Exchange, II.

Loosli-Usteri M. (1958, 4a ed. 1965), Manual pratique du test de Rorschach, Hermann, Paris (tr. it. Manuale pratico del test di Rorschach, OS, Firenze, 1972).

Morgenthaler W. (1941), “Einfuhrung in die Technik von Rorschch’s Psychodiagnostik”. In: H. Rorschach, Psychodiagnostik, Hans Huber, Bern (tr. fr. Psychodiagnostic, PUF, Paris, 1947, 252-273).

Passi Tognazzo D. (1964, 3a ed. 1994), Il metodo Rorschach. Manuale di psicodiagnostica su modelli di matrice europea, Giunti, Firenze.

Rausch de Traubenberg N. (1970, 6a ed. 1985), La pratique du Rorschach, PUF, Paris (tr. it. La pratica del Rorschach, a cura di L. Valente Torre, UTET, Torino, 1999).

Rizzo C. (1937), “Prime ricerche su italiani adulti normali studiati col metodo psicodiagnostico di Rorschach”, Riv. Sperim. di Freniatria, 61, 1124-1150.

Rorschach H. (1921, 2a ed. a cura di W. Morgenthaler, 1932), Psychodiagnostik, Hans Huber, Bern (tr. it. Psicodiagnostica, Kappa, Roma, 1981).

Settineri S., Mento M. (2010), Rorschach e Metodi proiettivi. Studi e ricerche cliniche, Ed. Luglio, Trieste.

Sola T. (2006), L’apporto dei metodi proiettivi nella psicodiagnosi clinica, Aracne Ed, Roma.

Sola T. (2014), Percorsi esplorativi in clinica proiettiva, Aracne Ed., Roma.

Valente Torre L., Freilone F. (1996), Elementi di psicopatologia clinica e psicodiagnostica, UTET, Milano.

Weiner L. (1993), “Speaking Rorschach: A Towel of Babel No Longer”, Rorschachiana, XIX, 1-6.

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